linee guida per le volontarie del Comitato di Milano

“La riabilitazione psicologica”

(dott.ssa Luisella Ferrari)

Ruolo della volontaria ospedaliera (donna operata di tumore al seno)

La volontaria ha il primo contatto con la donna operata sia in ospedale sia in sede. Essa, avendo vissuto la stessa esperienza, conosce le reazioni psicologiche e le possibilità di adattamento all'intervento, conseguenti alle diverse fasi della malattia e può creare un legame empatico.

Ruolo della psicologa

  • Formazione ed educazione delle volontarie

  • Coordinamento gruppi volontarie in sede

  • Incontri gruppi di “psicologia del benessere” con la nostra psicologa

  • Colloqui individuali per pazienti e volontarie, su richiesta delle stesse, in Sede

Criteri di formazione e selezione delle volontarie A.N.D.O.S. onlus

Volontarie:

  • donne operate di cancro al seno:
    • Formazione:
      • corso base di informazione e formazione in cui vengono affrontate tutte le tematiche (clinico riabilitative fisiche e psicologiche – estetiche) riguardanti la malattia tumore al seno;
      • colloquio con la psicologa del Comitato;
      • incontri di formazione specifica sull'essere volontaria nel rapporto con la donna operata sia in ospedale che in sede;
      • tirocinio pratico in ospedale e in sede con le volontarie già in attività da tempo;
    • Selezione:
      • dopo il periodo di formazione base, durante il colloquio individuale, vengono focalizzate e discusse le motivazioni che spingono la donna a voler essere volontaria;
    • Attività:
      • incontri in ospedale con le donne ricoverate e con i loro familiari prima, durante e dopo l'intervento;
      • incontri negli ambulatori durante i trattamenti di chemio e radioterapici e durante le visite di follow-up;
      • incontri in sede con le donne operate
      • partecipazione alle varie attività del Centro (organizzativa, promozionale, convegni, incontri annuali di aggiornamento);
    • Coordinamento (formazione permanente):
      • riunioni di gruppo con tutte le altre volontarie con cadenza mensile coordinate dalla psicologa, con possibilità, su richiesta, di colloqui individuali con la stessa. Questi incontri hanno lo scopo di confrontare il vissuto della volontaria sia verso la propria malattia sia verso la struttura del volontariato in cui opera;
  • donne non operate di cancro al seno:
    • Formazione:
      • corso base di informazione e formazione in cui vengono affrontate tutte le tematiche (clinico riabilitative fisiche e psicologiche – estetiche) riguardanti la malattia tumore al seno;
      • colloquio con la psicologa del Comitato;
      • incontri di formazione specifica sull'essere volontaria nel rapporto con la donna operata sia in ospedale che in sede;
      • tirocinio pratico in ospedale e in sede con le volontarie già in attività da tempo;
    • Selezione:
      • dopo il periodo di formazione base, durante il colloquio individuale, vengono focalizzate e discusse le motivazioni che spingono la donna a voler essere volontaria;
    • Attività:
      • incontri in ospedale con le donne ricoverate e con i loro familiari prima, durante e dopo l'intervento;
      • incontri in sede con le donne operate
      • partecipazione alle varie attività del Centro (organizzativa, promozionale, convegni, incontri annuali di aggiornamento);
    • Coordinamento (formazione permanente):
      • riunioni di gruppo con tutte le altre volontarie con cadenza mensile coordinate dalla psicologa, con possibilità, su richiesta, di colloqui individuali con la stessa. Questi incontri hanno lo scopo di confrontare il vissuto della volontaria sia verso la propria malattia sia verso la struttura del volontariato in cui opera;

Il programma di assistenza alle donne operate ha come scopo di “riabilitare fino alla fine”. È necessario infatti aiutare a dare un senso alla vita visto che spesso si teme che la vita dopo il cancro non abbia più senso.

È bene conoscere che il ritorno alla vita sociale e familiare all'uscita dall'ospedale può determinare un aumento dello stato depressivo della paziente che teme di non poter riprendere validamente i ruoli precedenti all'intervento. È possibile identificare alcune cause di questo stato depressivo:

  • la perdita della capacità lavorativa
  • la modificazione dello stile di vita
  • il timore di essere rifiutate
  • il dubbio sulla continuità dei rapporti affettivi e sessuali

Ogni azione di contenimento dell'angoscia effettuato dagli operatori e dalle volontarie dovrebbe tener conto di questi punti.

L'eventuale chemioterapia successiva all'intervento può rappresentare un momento assai problematico per le pazienti dato che ricorda loro la malattia. E' necessario che le pazienti possano ricevere rassicurazioni e spiegazioni sufficientemente chiare sullo scopo di questa terapia e sui suoi effetti collaterali.

Occorre infine ricordare come l'attività di assistenza nel campo oncologico sia ad alto rischio di “burn out”, per far fronte al quale è di grande utilità la partecipazione ai gruppi di formazione e discussione ed eventualmente il ricorso alla consulenza di uno psicologo.

Fattori ostacolanti l'attivita' di volontariato

  1. Slancio eccessivo: è destinato a ridimensionarsi bruscamente;

  2. Impulsività: impedisce di riflettere e comporta il rischio di sbagliare;

  3. Motivazioni forti: se reduci da esperienze traumatiche, meglio attendere prima di impegnarsi;

  4. Curiosità: se alla base delle motivazioni c'è soltanto la ricerca di novità, meglio rinunciare;

  5. Indiscrezione: non si aiuta per vantarsi o per esibire i casi degli assistiti;

  6. Opportunismo: non si fa volontariato in attesa di tempi migliori o di un lavoro o di cose più interessanti;

  7. Conformismo: non si può aiutare perché è di moda o ci fa belli agli occhi degli altri;

Le qualita' necessarie al volontariato

  1. L'ascolto: la qualità più delicata, ma la più importante;

  2. Umiltà: sapere che non si finisce mai di imparare. L'orgoglio e la presunzione sono dannosi;

  3. Costanza: perché gli impegni vanno mantenuti in modo continuativo (come un lavoro retribuito);

  4. Pazienza: perché l'obiettivo di recare sollievo ad altri richiede molto tempo e tolleranza;

  5. Fantasia: per coinvolgere gradevolmente sé stessi e l'altro;

  6. Disponibilità: sia nell'organizzazione, sia con le persone bisognose (altruismo);

  7. Comprensione: per i problemi dell'altro (senza cadere nel pietismo);

  8. Coraggio: di fronte alla sofferenza;